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federico albert

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ciao passavo di quà e colgo l'occasione per innaugurare questo guestbook.........ti lascio un affettuoso saluto e l'augurio per un sereno fine settimana......se ti va passa a trovarmi.....serena notte
 
Jan. 26

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UN PO' DI ME

quattro chiacchiere allo specchio

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May 26

le "vergognose" domande di Repubblica a Berlusconi: l'Observer commenta

A questo articolo di "Repubblica" che cita l'Observer, http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=41b50070209b7382&noreload=1 molti commenti sono seguiti. Il primo, che mi ha molto infastidito, diceva "la parola "vergognose" è appropriata". Gli ho risposto così:

Io, di vergognoso, vedo soltanto il comportamento di un uomo che dovrebbe rappresentare - nel mondo intero - il proprio Paese, dando un importante esempio di onestà, correttezza, rettitudine. E' ormai tardi per rispondere alle dieci domande. Le risposte arrivano da sole. E, come sempre accade quando l'astro luminoso comincia a perdere la sua lucentezza, i topi ballerini cominciano a scendere dal carro del vincitore. Prima silenziosamente, poi a due a due... poi tutta l'impalcatura crollerà. Non sarà più una grande aspirazione quella delle ragazze di entrare nell'harem di una persona che ha mostrato a tutto il mondo il suo aspetto peggiore. Certamente, migliore visibilità potrà essere ottenuta raccontando ciò che con Berlusconi hanno fatto, o sono state costrette a fare. Noemi Letizia è balzata alla ribalta. Certamente era una ragazza perbene, il suo ex fidanzato ne parla con tenerezza, nonostante tutto. Il solo contatto (e chissà di quale contatto si sarà trattato) con Berlusconi e con il suo mondo falso e patinato ne ha fatto una ragazza dalle caratteristiche negative, preoccupanti, diseducative. Quante mamme, ora, saranno disposte di gettare le loro figlie in pasto alla stampa (mondiale) perchè paghino il prezzo dell'eventuale successo con una gogna mediatica? Pensate che qualcuno, a distanza di tanti anni, si ricorderebbe ancora di Monica Lewinsky se non fosse stata sotto il tavolo di Clinton? E, parlando di lei, avete l'impressione che si parli di una persona perbene? Aprite gli occhi, mamme assatanate di gloria (riflessa)!
May 15

discorso di Marco Travaglio in occasione del premio - a lui conferito - per la libertà di stampa


           
May 06

un post sul sito di Tisbe "il vaso di Pandora"

Non facciamoci troppo male... Certo, la reazione della Turco è stata inadeguata, ma questo fa parte del problema principale della sinistra: la incapacità di comunicare. Non comunica perché non ne ha più i mezzi, se anche li avesse non saprebbe usarli. Non ha le persone: non c'è più alcuna "scuola" di partito che allevi i pulcini a divulgare le ideologie. Non ne ha le occasioni: c'è un caimano che approfitta agilmente di qualsiasi occasione per portare acqua al suo mulino. E che acqua! Non c'è più il contatto con la "base". Anzi, direi addirittura che la sinistra non è più in grado di riconoscere la propria base, che in ultima sintesi sono le proprie radici. A suo tempo, ho mandato decine di mail al sito di Prodi, supplicandolo di creare - in fretta - dei punti di aggregazione (vedi le vecchie sedi del partito) dove i giovani potessero incontrarsi con gli anziani, i problemi e le opinioni potessero venire discussi, i giornali letti insieme e commentati. Ciò che un tempo si chiamava "dare la linea". Ma soprattutto ascoltare i bisogni e riportarli nel mare più grande delle sedi dei partiti. Ed anche bere in santa pace un caffè o una bibita al costo di pochi centesimi. Prodi non l'ha fatto. Nessuno l'ha fatto, tranne Berlusconi. Ha "inventato" i gazebo, punti volanti di aggregazione e propaganda politica. Poi, quando ha vinto, ha preso tutto: televisioni, giornali, uomini abbagliati dal dio denaro. E soprattutto ha messo il suo copyright sulla parola "libertà". Nulla è meno libero del concetto di libertà del Berlusca. Ma lui lo usa continuamente, come se le parole fossero i fatti. Non avete notato il pudore iniziale quando aveva chiamato il suo nuovo partito "il polo delle libertà?" LE libertà, era un modo per esprimere un concetto più vago, quasi con pudore. Ora ha raddrizzato il timone: il suo è il partito DELLA LIBERTA', come se tutto il resto fosse la più bieca schiavitù. Eppure è proprio lui che ha sdoganato i fascisti che ora - ringalluzziti - osano raccontarci che erano loro i partigiani, non quegli spietati assassini che hanno ucciso migliaia di loro connazionali. E sai una cosa, Tisbe? Non sono poi tanto sicuro che tutto l'apparato mosso per coprire le spalle del Presidente del ConSilvio, non sia stato creato ad arte. Ma una cosa, volevo sapere. Non siamo - per caso - in par condicio? E come si giustifica la maratona berluschese di ieri sera da Vespa? Dovremo aspettare che divorzi qualche autorevole esponente della sinistra per avere un analogo trattamento?
Bisogna ripartire da zero, spiegare ai nostri ragazzi due semplici concetti: la destra - da sempre - difende gli interessi dei ricchi, quelli che definivamo "i padroni". La sinistra nasce operaista, trae le sue radici dal popolo e con esso conduce le proprie battaglie. Come si può pensare che - per il solo fatto di avere una macchina bella, un vestito griffato, qualche accessorio alla moda, un operaio potrà far valere i propri interessi nell'immensa casa del proprio antagonista naturale?
Scusa per la prolissità...

ecco il link per leggere il post "perchè la sinistra non vince": http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=9448303ff1ad99


April 25

E' passato un anno! La gabbia si sta aprendo.

Il 22 aprile è stato un anno da quando è cominciata la mia avventura in "gabbia". La prima impressione è che tutto questo tempo non sia trascorso, poi penso all'immensità di cose che ho fatto, alle persone che ho incontrato, ai problemi che sono riuscito a risolvere e mi stupisco che sia passato solo un anno.
Sono ancora qui, ma le condizioni sono finalmente cambiate. L'albergo ha ripreso a funzionare, il ristorante ormai ha la sua connotazione. Ora tocca alla taverna. Ancora una volta devo fare una scommessa su me stesso. Aprire il bar taverna dopo che è stato chiuso per quindici anni, non è una cosa semplice. Naturalmente se si fa eccezione per due brevi periodi di un paio di mesi, in cui la povera taverna è stata calcata da ogni genere di fauna umana, proveniente dalle più disparate latitudini. Ognuno poi è libero di trarre le proprie interpretazioni sulle abitudini tribali della fauna citata, che vanno dalle danze sfrenate agli spogliarelli improvvisati, dalle veloci copule negli angoli nascosti all'esibizionismo di corpi e tatuaggi. Poi il silenzio. Dalle note sparate a decibel impossibili, che facevano tremare tutto il palazzo alla quiete dell'abbandono. Si ricomincia. Piano piano, come ormai ho imparato a fare, un tassello per volta, anche la taverna-bar sta assumendo i suoi connotati. Manca molto, ci sono tante cose da fare. Investimenti, soprattutto. Ma questo significherebbe un mio impegno definitivo e la rinuncia a tornare a casa. Questo non deve accadere. La mia presenza è transitoria. Un passaggio verso un nuovo gestore che impegnerà tutte le proprie capacità per far sì che la struttura dia i suoi frutti. Tra due giorni dovrebbe uscire la sentenza, quella tanto attesa. Una serie di intoppi burocratici, umani, legali ha ritardato di un anno ciò che avrebbe dovuto accadere dieci giorni dopo la riconsegna dell'albergo. Speriamo che non ci siano ulteriori problemi e che finalmente io possa rientrare ufficialmente in possesso di tutto il complesso. Non oso pensare che l'emergenza stia terminando. Non lo faccio per scaramanzia, dato che ogni volta che ho gridato al successo, qualcosa ha gelato le mie aspettative. Tre possibili gestori si sono affacciati alla mia porta e con loro ho condotto le trattative fino alla firma del contratto finale. E per tre volte ho dovuto stracciare il contratto e continuare a gestire in prima persona. Ora c'è la crisi, quella che sta condizionando il mondo intero. Per fortuna, le persone che devono lavorare hanno necessità di spostarsi e noi siamo qui ad accoglierli. I prezzi delle nostre camere sono ancora i più bassi del mercato, il margine di utile è ridotto al minimo. Bisogna sapere attendere, pazientare. Ogni notte, quando vado a letto, ascolto i rumori provenienti dalle camere. E' l'albergo che vive, respira attraverso le sue finestre aperte. La sera accoglie i suoi ospiti ed al mattino li restituisce al mondo esterno riposati e pronti ad una nuova battaglia. Buon compleanno a noi! Nel nostro rinnovato sodalizio, ognuno ha ritrovato le proprie qualità nascoste. Dopo innumerevoli prove, io resto saldo al comando e guardo lontano. Lui, l'albergo, risponde fedele nello sfavillare di cento e cento luci che ogni sera si accendono a testimoniare la sua vitalità. Non è più un corpo estraneo. E' tornata ad essere la mia creatura e non l'abbandonerò.

February 17

la nuova sardegna


January 08

nuovo francobollo

"Ecco il nuovo francobollo della Repubblica italiana. Per ora è stato distribuito solo in Parlamento. Se l'esperimento avrà l'auspicato successo, verrà prodotto in milioni di esemplari, così che tutti gli italiani possano onorarsi di attaccarlo alle loro più belle lettere."

FACCIATA DEL FRANCOBOLLO

RETRO DEL FRANCOBOLLO
November 10

odissea per il rimborso di un biglietto alle ferrovie

Ieri ho provato la sensazione di essere completamente disarmato davanti allo strapotere delle grandi aziende. Per un imprevisto, ho dovuto annullare il mio biglietto per l'eurostar di questa mattina. Ero poco convinto che sarei potuto partire, anche a causa dei due scioperi incrociati: il primo, quello delle ferrovie, aveva messo in forse il viaggio. Il secondo, quello dei trasporti, mi avrebbe creato molte difficoltà a raggiungere la stazione. Ho cercato sul sito delle ferrovie notizie sullo sciopero. Se avessi avuto la certezza che il mio treno sarebbe partito, avrei fatto qualche salto mortale per raggiungerlo in tempo. La ricerca, nelle pagine dedicate agli scioperi in generale, non aveva dato alcun esito. Pagine e pagine di treni confermati ma il mio non c'era. Ho pensato che, prima di tutto, avrei potuto chiamare il call-center, al numero 892021. Mi avrebbero dato l'informazione ed in quel momento avrei potuto scegliere se confermare o annullare il viaggio. Il call center mi accoglie con un lunghissimo pistolotto nel quale mi informa che il costo della chiamata era di 30 cent alla risposta e 54 al minuto di conversazione. In più avrei dovuto dare il mio nome, cognome, numero di telefono. Confermo con il tasto l'interno che desidero raggiungere. Dopo qualche squillo, la voce registrata mi informa che dato l'alto traffico telefonico, sarebbe stato utile se avessi richiamato. Per informazioni sullo sciopero, il numero da comporre era 800 892021. E la comunicazione viene staccata. Provo a comporre il numero. Occupato. Riprovo. Occupato. Il tempo passa, io continuo a chiamare. Sempre occupato. Torno sul sito a cercare nuovamente il mio treno. Non riesco a trovarlo tra quelli che circoleranno. Riprovo con il numero verde. Finalmente è libero. La voce registrata mi informa che posso controllare se il mio treno viaggerà. "Dire località di partenza." Lo grido. "dire ora località di arrivo" lo pronuncio. "Nessuna località corrisponde. Dire nuovamente località di arrivo" Scandisco bene. "Nessuna località corrisponde." Scandisco ancora meglio, come se parlassi con un deficiente. Finalmente riconosce la località. "Dire il giorno di partenza" "Dieci novembre" grido nella cornetta. "Mese non riconosciuto. Dire il mese di partenza" "Novembreeee" un attimo e prende l'informazione. "Dire ora l'ora di partenza" "Undici e sei minuti" "ora non riconosciuta. Dire ora l'orario di partenza" "U-n-d-i-c-i- e - sei minuti" ancora un secondo e il disco riprende : "La località di partenza è ... la località di arrivo... il giorno 10 novembre e l'ora zero-zero e sei minuti. Per confermare premere il tasto uno altrimenti premere il tasto due". Premo il tasto due. Ricomincia tutto daccapo. "dire ora la località di partenza" ricomincio anche io, sillabando "Dire la località di arrivo" ancora più dettagliato. "Località non riconosciuta. Dire ora la località di arrivo" Sillabo urlando. L'accetta. "Dire ora il giorno di partenza" Dieci. Accetta. "Dire ora il mese di partenza" Ah, furbetto. Prima ti avevo detto tutto insieme, per questo non me lo hai riconosciuto! "Novembre!" urlo nella cornetta. "Dire ora l'ora di partenza" "Undici" "ora di partenza non riconosciuta. Dire ora l'ora di partenza." "Undici e sei minuti" attimo di attesa. Forse ce l'ho fatta. "La località di partenza è ... la località di arrivo è.... il giorno 10 novembre alle ore zero-zero e sei minuti. Per confermare premere il tasto uno altrimenti premere il tasto due." Nooo, non è possibile. Premo il tasto due. La linea si sconnette. Non mi dò per vinto. Ora conosco cosa quella macchina infernale vuole da me. Rifaccio tutto daccapo. La famiglia mi si fa intorno. Pensano che sono impazzito. A tratti grido dentro la cornetta e poi mi calmo restando immobile. "undici e sei minuti" grido ancora. La macchina imperterrita conferma: La località di partenza.... " Alla fine ancora una volta "L'ora di partenza è zero-zero sei minuti!" Li mando all'inferno. Spengo il telefono esausto. Sono passati oltre trenta minuti dal mio primo tentativo. Lascio passare qualche minuto poi richiamo il call center. Nuovo pistolotto nuova scelta. Infine il numero è libero. Mi risponde un operatore assonnato con un chiaro accento romano. Non riesco a capire cosa dice, parla troppo vicino al microfono. Ma soprattutto parla molto lentamente. Sarà una sua caratteristica, oppure lo fa per far guadagnare le Ferrovie sulla mia telefonata a tempo? "Perché vuol annullare il viaggio?" "Per lo sciopero. Non so se è confermato, non posso saperlo dal vostro numero verde perché si diverte a prendermi in giro. Non posso saperlo dal sito perché non lo dice." A che ora e da dove deve partire?" "Da... alle 11,06." Mi corregge. "Undici e zero cinque" ho capito, forse è questa la ragione per cui la macchina non mi ha capito. "Si, va bene." "Ma non è in sciopero. Il treno viaggerà normalmente. Non posso annullare un viaggio per sciopero se il treno viaggia." "Ha ragione. Ma io, arrivato a destinazione, devo prendere un treno locale per fare una trentina di chilometri." "Quale treno?" Specifico. "Ah, quello delle 14.40?" "No, visto che il mio treno arriverebbe alle 14.41." "Ah certo. Allora il treno delle 15.15?" "Si, quello." "Adesso vediamo se è in sciopero." A questo punto, mi viene in mente il contatore del telefono che continua a girare. "No, senta, non guardi niente. Si limiti a cancellare la mia prenotazione. Lo sciopero c'è, ma per un incantesimo, non riguarda proprio i treni che devo prendere io. Non importa. Non voglio rischiare di restare fino alle 21 in stazione. Lo annulli, per piacere. "Mi dia il numero pnr" Glie lo comunico. Comincia per Q e prosegue. R V ecc. Li dico ben specificando. Non capisce. "Lo dica con le iniziali delle città!" "Senta, non conosco nessuna città che comincia per Q. Ci provi lei!" "Quadro!" mi imbecca tutto contento. "Quadro non è una città!" "Vada avanti!" leggo le iniziali delle città. Lui compita ad alta voce. Il tempo corre, immagino il mio contatore che continua a scorrere. "Non si può annullare. E' la prenotazione della scorsa settimana!" Oh che cavolo... ho sbagliato a leggere. "Mi scusi, ho preso la scorsa prenotazione. Ora le dò quella di stasera." "Non importa, faccia pure." e intanto il tempo scorre. Dopo che gli ho dettato tutto con le iniziali delle città, il nostro uomo rallenta. Sembra che si sia addormentato. Sento in sottofondo le voci dei suoi colleghi. "La prenotazione è annullata. Ma perde il 20 percento perché non è in sciopero." "Va bene, perdo molto di più se resto al telefono con lei!" "Allora confermo. Prenotazione annullata. Riceverà il saldo di ... direttamente sulla sua carta di credito in un mese, un mese e mezzo." "Eh? Perché? I miei soldi li avete presi subito! Mi avete anche tolto il 20% per punirmi di non aver confermato! Ed ora devo perdere anche un mese e mezzo?" "E' la prassi, signore!" E' la prassi. Le ferrovie si tengono i miei trenta euro per 45 giorni. Quanti altri trenta euro tratterranno ogni giorno? E se questo fosse configurato come un finanziamento? Non dovrebbero pagarmi gli interessi?
August 07

...eppure c'è qualcuno che continua a proporre articoli di gran lusso!

Ricevo settimanalmente/quindicinalmente/mensilmente delle riviste di settore, che si rivolgono agli albergatori, ristoratori, agli operatori turistici. Mancando da qualche anno dal lavoro attivo, non avevo avuto occasione per lungo tempo di sfogliare queste riviste patinatissime, lucidissime, scintillanti.
Non mi ero accorto di loro. Forse sono sempre esistite. Esistite così, intendo. O forse avevano un po' di pudore, qualche anno fa.
Si dà un grande spazio ai convegni degli albergatori, alla presenza delle auguste figure di Bondi, Brambilla, Enrico Letta e Treu. Si sono riuniti i miei colleghi albergatori, hanno dibattuto sul futuro del turismo (io turismerò, tu turismerai, egli turismerà....) si son dati un gran daffare per dimostrare di essere ancora in vita. Loro sono i grandi albergatori, quelli che possono permettersi di allontanarsi per qualche giorno dalle strutture di cui sono proprietari, chiacchierare un po', ritrovarsi davanti ad un buffet traboccante di prelibatezze. I giovani albergatori, poi, impegnatissimi a fornire le loro giovani ricette e ad infilarsi nelle comode pantofole dei loro importanti genitori. Io sono un piccolo, piccolissimo albergatore. Di quelli che - se vanno ai convegni è perché sono proprio interessati - continuano a guardare l'orologio per l'ansia di non essere nella propria struttura. Anche nel nostro mondo ci sono realtà tanto differenti, prezzi enormemente diversi, lussi sfrenati e tristi mediocrità. L'ho già detto in altro post: non sono ricco, non sono capace di "fare i soldi" non me ne intendo proprio. Forse sono capace di far funzionare un'azienda alberghiera per conto terzi, anzi, l'ho fatto per molti anni con un discreto successo. Ma un conto è lavorare con l'alibi di farlo per qualcun altro, un altro conto è farlo per se stessi. Se non hai la molla del guadagno, la voglia di arricchirti, di ostentare, di espanderti, allora il gioco non è tuo. Non diventerai mai ricco se non sei capace di fare il tuo interesse a discapito del tuo prossimo, rubacchiare ed approfittare di chi ingenuamente si mette nelle tue mani. Non diventerò mai ricco. Mi va bene così e addirittura me ne vanto.
Ma vengo al dunque. Io, per 55 euro fornisco una camera di 16 metri quadri, un bagno di 3 metri quadri completo di doccia, un ingresso. Un letto matrimoniale con lenzuola fresche e pulite, coperta e copriletto. Asciugamani, teli doccia, da bidet in spugna, dotazione di sapone e shampoo. Fornisco addirittura un televisore a colori con telecomando, un telefono con chiamata diretta, acqua calda e fredda, riscaldamento d'inverno e ventilatori d'estate. Servizio di ricevimento, prenotazioni, portineria. Lasciamo temporaneamente da parte ristorante e bar, perché non sono in grado di fornire il servizio, per ora. Dicevo, per 55 euro io posso fornire tutto questo. Un altro albergo, magari con lo stesso numero di stelle, fornisce gli stessi servizi a 89 euro. Tutto uguale. Cambia solo il prezzo. Se cambiamo regione, i prezzi scendono o salgono in relazione alla latitudine. I servizi, obbligatori, sono gli stessi. E poi ci sono quelli di lusso. Non si parla né dei 120 né dei 200 euro. Qui si parla di 450-600 euro minimo a notte. Ce ne sono molti che ormai arrivano ai mille. Ne ho diretto uno importante che costava milleduecentoeuro per notte. Un letto, lenzuola candide e pulite, asciugamani di spugna, coperte e copriletti, televisore a colori con telecomando, poltrona, acqua calda e fredda,  doccia o bagno idromassaggio. Cassafortina nell'armadio, frigobar sotto il tavolo, luci centralizzate... Cose che costano UNA volta. Poi le ammortizzi. Il personale è lo stesso. Non dipende dalle stelle della struttura. O - per lo meno - non in modo così importante. Se un albergo è grande, deve necessariamente avere più di un addetto al ricevimento. Se poi è grandissimo deve avere anche uno o più portieri. Non è per eleganza, ma per necessità di servizio. Che sia di una, due, tre , quattro o cinque stelle. Mettiamo un albergo grande come il mio. 27 camere. In 3 stelle e in 4 stelle, non cambia quasi nulla. Non sto qui ad elencare le differenze, che non sono in argomento.  Nel mio albergo ospito operai, tecnici, qualche rappresentante, qualche coppia di fidanzati irregolari (gli amanti segreti). Non hanno grandi pretese. Chiedono sconti, si accontentano di dormire o di soggiornare.
E poi leggo la rivista. Quella patinatissima, dove - tra le inutili chiacchiere dei soliti onnipresenti amministratori delegati-presidenti- segretari delle associazioni albergatori- fanno la loro bella apparizione le pubblicità degli articoli che si suppone siano destinati al nostro mondo.
Articoli di design. Una poltrona bellissima bicolor in plastica che dondola un po'. Un set di posate estrose lanciate da un ristoratore, porcellane e cristalli finissimi
Sono dedicate ai clienti del lusso. Quelli che dormono nel letto con le lenzuola candide, si lavano nelle docce frizzanti, si asciugano con i teli di spugna. Come nel mio piccolo modesto albergo. Ma che poi si distendono sul letto e si guardano in giro. Il bello, il prezioso, l'ultramoderno fa loro compagnia. Questo ha un costo. Certo, a mille euro per notte, questo è necessario. Ma proprio tutto? E quando ben bene hai messo nel tuo super lussuoso albergo le poltrone di design, lampade ultimo grido e via discorrendo, cosa hai dato al tuo cliente? Il bello? IL comodo? Il giusto? No. Gli hai dato il lusso. Qualcosa che non serve, ma che per lui fa la differenza.
Su quel giornale che sfogliavo stasera, si proponeva una tappezzeria speciale. Dicevano " una tappezzeria che respira ". In vera pelle (se è morta, non respira più) o in cuoio, si affianca alla collezione di tappezzeria in lamina di oro, in cristalli swarovsky, in lamina di platino. Una cosuccia da 20 mila euro a metro quadro. Leggevo e mi tremavano le mani. Ma tu, gran signore che dormi in una camera tappezzata di patino, oro e cristalli, la paghi con i tuoi soldi? Non ti fai un po' schifo a restare in un ambiente di una oltraggiosa inutilità, sapendo che con ciò che paghi (o qualcuno paga per te, deducendolo poi dal bilancio della propria società, che a sua volta si limiterà ad aumentare di uno "zic" il prezzo finale del suo articolo) per una notte di ostentazione, un operaio, un impiegato vive (o tenta di vivere) con la propria famiglia per un mese? Ma soprattutto, signori colleghi albergatori, non avete proprio un po' di pudore? Non vi rendete conto che questa spirale al rialzo sta condannando tutta l'economia? Non cercate di chiamarvi fuori dal gioco! Ci siete in pieno. Spendete un bel po' di soldi per arredare e attrezzare i vostri già lussuosi alberghi. Spendete altri soldi per pubblicizzarli. E poi vi sedete ed aprite la cassa. Tutto si deduce, basta farlo nel modo giusto. Quello che avete speso lo recuperate in breve, i vostri clienti in questa gara al lusso inutile sono più avidi di voi. Vogliono il massimo di tutto. E voi li accontentate, li viziate. Tanto loro scaricheranno la loro spesa a piè di lista, la loro Azienda dedurrà dalle tasse, aumenterà i prezzi, il prodotto finale avrà un lieve incremento che naturalmente finirà sul consumatore ultimo, su di noi. Ma fermatevi un po', fermiamoci. Cosa occorre al viandante? Un letto, un gabinetto, un po' d'acqua per lavarsi. Cominciamo a percorrere il cammino all'inverso. A chi servono le suites da 200 metri quadri? Fatene cinque appartamentini da 20 metri quadri, ad un prezzo abbordabile, in modo che nessuno debba aumentare i propri prodotti per consentire ai dirigenti della propria o dell'altrui Azienda di sentirsi un miliardario per una notte! E soprattutto facciamo presto in modo che il divario tra le classi sociali si riduca, torni a livelli accettabili. Il futuro dell'Italia mi spaventa perchè secondo me si prospetta così: io Itaglierò, tu Itaglierai, egli Itaglierà...
July 30

SEMBRA UNA BARZELLETTA SULLA TELECOM: DEVO PROPRIO RACCONTARLA

Se qualcuno ha avuto modo di leggere i miei due precedenti post, ha condiviso con me l'ansia e le arrabbiature per quella linea DSL che non arrivava mai.
La cosa più caratteristica, che dà una ghiotta occasione per un'analisi dell'efficienza della nostra principale compagnia telefonica, è stata che - furioso per il continuo ritardo - continuavo a chiamare per avere assicurazioni circa la data e l'ora dell'installazione, ed ogni operatore rispondeva in modo differente. Sono un gran rompiballe, lo confesso. Ma sono convinto che quando si ha a che fare con giganti della burocrazia, l'unico modo è quello di restare sempre in prima linea.
La comunicazione del giorno successivo è stata: faremo il possibile. Seguita - come ormai d'uso - dalla chiamata di un fantomatico "capo servizio" che si preoccupava di darmi spiegazioni (che nella maggior parte delle volte erano contrastanti con quelle ricevute fino a quel momento). Nel pomeriggio, quando ormai avevo perso ogni speranza, è arrivato un tecnico trafelato dicendomi che era stato avvisato dell'urgenza. Non poteva far molto, ma darmi tutta la sua solidarietà, quello sì...
Ha però chiamato la centrale di zona ed avuto informazioni rassicuranti: lunedì il tuo cliente avrà la DSL.  Nel frattempo anche la seconda opzione che avevo richiesto (inserire la linea nel centralino dell'albergo, altrimenti come avrei potuto distribuire il segnale in tutte le camere?) era in via di soluzione. Sebbene il mio centralino fosse vecchiotto, avevano trovato un tecnico altrettanto vecchiotto che si ricordava più o meno delle procedure per mettere queste benedette linee nella scatola. Non sono passati millenni da quando la Sip mi faceva pagare il canone di manutenzione per questo strumento. Eppure, dall'avvento della libera concorrenza, questo servizio è diventato obsoleto. Lunedì sarebbe stato il mio gran giorno. Il tecnico trafelato mi ha detto: se non vede nessuno in mattinata, provi a dare un colpo di telefono per sollecitare. Ma vedrà che qualcuno viene.
Il mattino di lunedì è passato silenzioso. Verso mezzogiorno, memore del suggerimento, ho chiamato la telecom. Una centralinista di Palermo (ho fatto il giro della penisola almeno due volte, con tutte le chiamate agli operatori) ha cercato di comprendere la mia situazione. Ha guardato, studiato ed alla fine, ostentando una sicurezza incrollabile, ha sentenziato: è inutile che lei chiami due volte al giorno, signore. Lei avrà la sua linea DSL esattamente VENTIQUATTRO GIORNI dalla data di richiesta. Poiché ne sono passati tre, avrà la sua linea tra VENTUNO GIORNI. Ho detto: ma è pazza? Mi avevano assicurato... e via tutta la storia. Per nulla turbata, ha proseguito con il tono granitico che non concedeva dubbi: ventuno giorni. Ma non di calendario, signore, ventuno giorni lavorativi!! Mi stavano saltando le coronarie. Le ho detto tutto d'un fiato: queste linee se le può tenere. Se entro stasera alle ore venti non avrò le mia DSL, le assicuro che farò partire una lettera di disdetta per tutte le linee dell'albergo e non solo: vi chiederò perfino i danni!  La placida centralinista non ha fatto una piega. Ha detto: il sistema funziona così, signore. Ventuno giorni lavorativi. Buona serata.
Friggevo per la rabbia quando ho sentito che la porta di ingresso si apriva. E chi c'era? Il tecnico TElecom. Un signore in età, che sicuramente era venuto per sistemare il centralino. Gli ho detto che non sarebbe servito a nulla il suo intervento perché non avevo intenzione di attendere ventuno giorni lavorativi per avere la mia linea di intrnet. Mi ha risposto tranquillamente: facciamo una cosa alla volta. Intanto mettiamo le linee a centralino e poi chiamiamo la centrale per vedere a che punto sono.
Mi sembrava di aver a che fare con una sorta di umana maionese impazzita. Ognuno diceva la sua, rassicurava, ma lavorava da solo. Tutt'al più chiamava il suo collega per avere qualche informazione ma null'altro.  L'operazione di infilare i due cavetti nella scatola del centralino si è rivelata un gioco da bambini. L'avrei fatta anche io, se avessi saputo in quali buchi inserirle. Lui ha guardato il manuale, ha detto: ecco fatto! e il centralino funzionava. POi mi ha assicurato che - dopo una doverosa visita al cliente prenotato dopo di me - sarebbe andato in centrale a  perorare la mia causa e vedere cosa si poteva fare.
Un'ora dopo mi ha chiamato al telefono, per dirmi che era sulla strada della centrale e che avrebbe cercato di fare il possibile.
Poi silenzio. Alle 23 circa della stessa sera, il telefono VOIP si è illuminato da solo e mi ha comunicato che era in funzione la linea DSL. Giubilo e urla di gioia. Ho ringraziato in cuor mio il tecnico ed ho cominciato la navigazione a velocità più sostenuta.
Pensavo che tutto fosse finito. E mi sbagliavo.
Al mattino successivo ricevo una chiamata di Telecom. Mi chiede se ero in attesa di una linea adsl. Rispondo che non ero più in attesa, che era in funzione. Lo ringrazio molto. Rimane un po' perplesso. Dice..quando le hanno dato la linea? Alle 23. Silenzio. Beh, comunque ora ha la linea, eh? Si. Grazie a voi. Ringraziate anche il vostro collega che è venuto ieri qui. Senza di lui, temo che avrei dovuto aspettare i famosi ventuno-giorni-lavorativi. Si è preso i ringraziamenti ed ha chiuso la comunicazione.
Esattamente una settimana dopo, sento il campanello di ingresso e vedo entrare il tecnico della Telecom. Quello che era andato in centrale... Mi sono alzato, sono andato da lui, l'ho ringraziato... e lui mi ha guardato con due occhi spalancati pensando che stessi scherzando. Mi ha detto: mi dispiace che non abbia ancora avuto la linea, sa sono cose un po' difficili... Ma no, guardi che si sbaglia, ho risposto. La linea è arrivata esattamente una settimana fa, quando lei tanto cortesemente è andato in centrale per sollecitare!! Gli occhi, a questo punto, quasi schizzavano dalle orbite. Guardi che non sono andato in centrale. Quando sono arrivato, era già chiuso, non c'era il tecnico..non ho potuto fare niente. Beh, qualcosa è successo, allora. Gli ho detto. Comunque ho la linea e per carità, non indagate oltre. Non vorrei che qualcuno ci mettesse le mani. Mi ha lasciato con l'assicurazione che avrebbe fatto gli accertamenti. Dopo un'oretta mi chiama al telefono per dirmi che ... la linea che usavo non era quella giusta, non capiva, non sapeva... comunque la cosa poteva ancora andare così. Il numero sarebbe stato ancora lo stesso, ma la borchia avrebbe avuto un altro numero. La borchia? E che mi frega del numero della borchia!
Ancora una volta ho pensato che l'incidente fosse finito. Ma ieri, martedì, mentre davanti ad un giudice facevo valere le mie ragioni per ottenere finalmente l'assegnazione del mio albergo, mi chiama Telecom. Mi informano che sarebbero venuti a ... installare la linea DSL. Ancora? Un'altra? Cosa sta succedendo? Ho chiesto preoccupato. Mi chiede soavemente: come "ancora"? Lai ha chiesto una linea DSL e noi glie la portiamo. Ma no, rispondo agitatissimo mentre il mio avvocato mi fulmina con lo sguardo, ho già la linea. Sto navigando felicemente da ben dieci giorni. Lasciatemi lavorare in pace, vi prego! Eh no, signore. Questa cosa deve essere chiarita. Allora, suggerisco, mi chiami tra un paio d'ore in albergo e ne parliamo.
Mi chiama dopo un paio d'ore e mi dice: mi faccia capire. Ecco, amici. Io sono un logorroico e lo avete capito dai miei lunghissimi interventi. Ma dover raccontare ancora tutto a un tecnico telecom, mi mandava nel panico. Ho riassunto per sommi capi. Mi ha detto: guardi che per noi lei non ha nessuna linea DSL. Il che significa che lei non sta pagando per il servizio. Ma io non ho chiesto sconti! Vogio pagare! Ma il giusto, per carità! Allora bisogna che domani veniamo a controllare, signore. Le va bene alle 13?. Certo va benissimo. Ma per piacere mandatemi un tecnico che non vede, non sente e non parla. Così mi lascia le cose come stanno!
Oggi l'appuntamento era alle 13. Alle 12.40 mi chiama un tecnico Telecom. Mi dice con piglio manageriale: signore, dobbiamo venire ad installare una linea ADSL. Mi dica, bisogna portarne una nuova o dobbiamo tirare i cavi? C'è una borchia che in passato ha funzionato.... L'ho bloccato a mezza parola. Gli ho detto, con altrettanta sicurezza: signore, sa qual'è il vostro problema? E' che non leggete le note che i vostri colleghi hanno scritto. Io ho telefonato dodici volte (per davvero!) Ognuno ha dato la propria interpretazione ed ha proseguito per la sua strada. Ora io ho la linea. Un altro suo collega, lunedì, voleva portarmene un'altra, con un terzo numero. Qual'è quello che volete ora impormi? Mi risponde con un numero mai sentito. E sono ormai quattro diversi. Riprendo, con tono sostenuto: ora siete voi che volete farlo di nuovo. Ma è mai possibile che non riusciate a mettervi d'accordo? Gli ho raccontato tutta la storia, fin dalla richiesta della linea ISDN. Alla fine, quando ormai ero arrivato alla visita del tecnico dell'altro ieri, mi ha fermato (bontà sua) dicendo: signore, forse è meglio che la interrompa. La faccio chiamare dal mio assistente (assistente? Ma dove siamo, in università?) e dovrà dire tutto di nuovo a lui, inutile che lo dica a me. Ma che ti venga un bene! Avevo già finito! E va bene, sentiamo l'assistente. Mi lascia con cortesia, promettendomi che sarei stato richiamato entro mezz'ora. E così è avvenuto. Dopo mezz'ora chiama l'assistente. Il quale, badate bene, non sapeva proprio niente di tutto ciò che avevo raccontato, né la storia della mia pazza linea. Ha esordito dicendo: ho saputo che dobbiamo installare una linea ADSL presso di lei. Possiamo venire stasera? NOOO! NON POTETE! Non venite affatto. Ascolti! Ora le racconto una storia! Ed ho cominciato. Al termine, quando oramai la voce era diventata poco più che un gorgoglio rauco e incolore, il pimpante tecnico mi avvisa: guardi che lei non può usare quella linea. Non abbiamo il modo di addebitarla! Ma dai! Tutto qui il problema? Eh si. La mia linea fantasma è in funzione, a discapito di tutti i centralini, gli operatori, le macchine infernali, le cinque ore anzi dodici anzi quarantotto anzi-non-meno-di-quattrogiorni anzi...ventuno-giorni-lavorativi-signore! Si è attivata da sola, per una partenogenesi originata da una ribellione alla stupidità umana.Ma è una pericolosa anomalia! Deve essere combattuta. Signore, dobbiamo venire a verificare. Devo prima parlare con il commerciale, che in questo momento è in pausa pranzo. E poi vedremo cosa sarà meglio fare. Ma no...ho piagnucolato. La mia creatura! Lasciae che viva accanto a me!!! Non toglietemela! Eh, signore, qualcosa dobbiamo pur fare. Non potrà mantenere lo stesso numero VOIP ma forse qualcosa potremo fare. Mi dia il tempo di risentire i colleghi.
Ecco. Questa telefonata ha avuto luogo mezz'ora fa. Secondo voi, come va a finire? Se ne avrete voglia, seguite i prossimi svolgimenti. Se fosse per loro, adesso avrei tre linee ADSL. Nella totale indifferenza dei centralini e degli operatori di mezz'Italia che continua a sparare stupidaggini senza ritegno.
Ah, dimenticavo una cosa importantissima!!! Ieri mattina, poco prima che arrivasse il tecnico TElecom, mi ha chiamato una azienda di sondaggi. Avevano visto la mia recente chiamata al 191 e volevano sapere come reputavo il servizio. Avevo , per caso, voglia di rispondere a qualche domanda?  E ME LO CHIEDI'?? Ma sì che ti rispondo, mettiti comoda che ti racconto! In una classifica da 1 a 9 dove 1 è pessimo e 9 è ottimo, come considera... e via le domande. Dopo una decina di minuti di domande, Telecom si era meritata una sfilza di 1 impareggiabile. E quando mi ha chiesto il giudizio finale, ho esalato un "unooooo" e che cambino mestiere! Ma signore, un'ultima domanda. Vorrebbe dare il suo nome e cognome, uscendo dall'anonimato? Ma certo che lo voglio. E scrivetelo bene, in grande!! A quanto pare, la cosa non finirà qui. E , per questo, vi rimando alla prossima puntata!
 
 
 
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